| Terapia odontoiatrica del paziente in terapia anticoaugulare orale
di E. Raimondo e L. Montella
  Foto di sinistra:
struttura molecolare
di alcuni fattori
della coagulazione.
La terapia anticoagulante
mira a disattivare
la gamma-carbossilazione
epatica di 4 fattori
della coagulazione:
Fattore II Ý protrombina
Fattore VII Ý proconvertina
Fattore IX Ý Fattore Antiemofilico B
Fattore X Ý Fattore di potenza
di Stuart-Prower
Foto di destra:
struttura molecolare del Warfarin | Gli anticoaugulanti orali sono farmaci assai efficaci e, nel corso degli
anni, il loro uso è divenuto sempre più sicuro.
I derivati dicumarolici dotati di attività anticoagulante orale, attualmente
disponibili in Italia, sono due: il warfarin [coumadin,cpr
da 5 mg] e l’acenocumarolo [sintrom cpr da 4 mg e 1 mg]. Hanno
una emivita diversa, circa 36 ore il primo e circa 12 ore il secondo.
Il loro meccanismo d’azione consiste nel bloccare a livello epatico
la gamma-carbossilazione vitamina k-dipendente, di quattro fattori
della coagulazione [ II, VII, IX, e X]. Data la sua più lunga emivita,
il warfarin ha un effetto più stabile sull’inibizione dei fattori di sintesi
della coagulazione vitamina k-dipendenti.
Numerose variabili possono influenzare la TAO, [fattori genetici, dieta,
fattori stagionali, interazioni con altri farmaci] cosicché ogni individuo
può rispondere in modo differente a medesimi dosaggi di
anticoagulanti o uno stesso individuo può rispondere in modo differente
alla TAO in diversi periodi dell’anno.
Ciò implica un periodico monitoraggio della TAO [almeno una volta
al mese] per controllare che il “range desiderato” sia sempre corretto.
Lo scopo fondamentale della terapia anticoagulante [TAO] è quello
di deprimere,in modo controllato e reversibile, la coagulabilità
del sangue per ottenere la massima protezione possibile dagli incidenti
trombo-embolici con il minimo rischio di emorragie; tale grado
di anticoagulazione è definito “range terapeutico”.
I cumarinici vengono assunti per via orale e causano un aumento dei
tempi di protrombina, e di tromboplastina parziale attivata. Gli effetti
di questi farmaci iniziano dopo 8-12 ore,sono massimi dopo 36
ore e possono persistere per 72 ore.
Le terapie anticoagulanti non vanno mai alterate senza prima consultarsi
col medico che le ha prescritte, trascurare questa regola può
avere come conseguenza, l’insorgenza di trombosi da rebound, capace
di danneggiare le protesi valvolari cardiache o addirittura di
causare la morte del paziente.
Le linee guida da seguire nell’esecuzione di terapie odontoiatriche
su un paziente in TAO, prevedono il rispetto di alcuni principi che
non possono non essere rispettati:
TRATTAMENTOODONTOIATRICO DEL PAZIENTE INTERAPIACUMARINICA:
- Controllare l’ultimo valore di INR, preferibilmente vicino al giorno
del trattamento.
- Semplici interventi chirurgici, come estrazioni non complesse di
2 o 3 elementi, possono esser eseguiti con valori di INR compresi
tra 1,5 e 3,5.
- Le anestesie tronculari sono controindicate.
- L’intervento deve esser il meno traumatico possibile, e coadiuvanti
locali dell’emostasi [fibrina] possono essere utilizzati, benché non
necessari.
- Nei pazienti che necessitino di chirurgia maggiore va effettuato il
ricovero 48 ore prima dell’intervento, si può pensare di modificare
la terapia, in accordo con l’ematologo.
- In caso di sanguinamento post-chirurgico non è indicata la somministrazione
di vitamina K perché annulla l’effetto della cumarina,
ma qualora non se ne possa far a meno, non deve superare la
dose di 10 mg.
- In caso d’emergenza può esser somministrato l’acido tranexamico
per controllare l’emorragia.
- La detartrasi e una accurata igiene orale nei giorni precedenti l’intervento
sono utili nel ridurre la flogosi e di conseguenza il sanguinamento.
PROFILASSI PER INTERVENTICHIRURGICI:
Come già menzionato, l’adeguata gestione del caso, dipende da un
corretto quadro diagnostico, che permette di distinguere diversi gradi
di difficoltà di trattamento, ognuno dei quali associato ad una specifica
e precisa scelta terapeutica.
Il trattamento proposto nel periodo peri-operatorio dipende dal rischio
di emorragia e dal tipo d’intervento da eseguire.
BASSO RISCHIO DI EMORRAGIA
- Estrazioni dentarie semplici
L’intervento può essere eseguito senza modificare la TAO a condizione
che i valori di INRsiano compresi tra 2 e 3,5
ALTO RISCHIO DI EMORRAGIA
La gestione del paziente cronicamente anti-coagulato nel periodo
peri-operatorio deve esser rivolta al corretto bilanciamento del rischio
di sanguinamento a fronte del rischio di trombosi conseguente
alla sospensione della terapia anticoagulante.
Il problema in questione è ancora controverso e non esistono evidenze
scientifiche di grado elevato a favore di una opzione rispetto
alle altre, tuttavia indicazioni provenienti da fonti altamente qualificate,
basandosi su un’ampia revisione della letteratura hanno potuto
quantificare i rischi e i benefici delle diverse scelte.
Nel caso di elevato rischio emorragico è necessario seguire un protocollo
che preveda la sospensione dell’anticoagulante e la sua sostituzione
con l’eparina [EBPM= Eparine a Basso Peso Molecolare].
Essendo più breve l’emivita dell’eparina e più prevedibile il suo effetto
farmacologico, sarà più semplice la gestione del caso.
Il protocollo da seguire prevede di:
- Sospendere l’anticoagulante 5 giorni prima della terapia e monitorare
quotidianamente l’INR
- Iniziare EBPM4 giorni prima dell’intervento se in trattamento con
Sintrom, 3 giorni prima se in trattamento con Warfarin, a dosi terapeutiche.
- Sospendere l’eparina 12 ore prima dell’intervento con controllo
dell’INR che deve essere inferiore a 1,5
- Riprendere EBPM e l’anticoagulante orale 12 ore dopo l’intervento,
fino al ritorno dell’INR ai valori desiderabili, salvo l’insorgere di
complicanze emorragiche o qualora il chirurgo ritenga vi sia un rischio
troppo elevato di sanguinamento. La dose di anticoagulante
deve essere al 50 % superiore di quella abituale per i primi 2 giorni.
L’eparina a Basso Peso Molecolare viene somministrata generalmente
S.C. preferibilmente con mono-somministrazione quotidiana,
agisce immediatamente inibendo la reazione tra trombina
e fibrinogeno.
Se l’eparina viene somministrata per più di 5 giorni, la conta piastrinica
va tenuta sotto controllo perché può causare trombocitopenia.
Il suo effetto terapeutico si esaurisce in genere dopo 6 ore
dalla sospensione della terapia, anche se eparine a più basso peso
molecolare, come la bemiparina, o l’enoxeparina, hanno un
tempo d’azione più lungo.
La scelta del tipo di eparina da utilizzare e della relativa quantità da
somministrare viene effettuata tenendo conto di alcuni fattori:
- Quantificazione del rischio relativo alla patologia di base
- Quantificazione del rischio relativo al tipo di trattamento da effettuare
- Emivita del farmaco
- Peso del paziente
Dall’analisi dei precedenti parametri si può valutare la necessità di
somministrare una terapia eparinica individualizzata alle esigenze
del paziente o rilevare la possibilità di attenersi a dei dosaggi
standard.
ALTERAZIONI INASPETTATE DELL’INR DEI PAZIENTI IN TAO
Il meccanismo d’azione dei derivati dicumarolici, come già menzionato,
è suscettibile di variazioni legate a numerosi fattori in grado
alterare la disponibilità del farmaco e di favorire una inibizione
o più spesso, un potenziamento della sua attività.
L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale per l’elevato numero
di interazioni che si verificano tra le sostanze assunte con la dieta
e i farmaci anticoagulanti.
Non è necessario modificare drasticamente le proprie abitudini alimentari,
ma è importante seguire una dieta a contenuto noto di vitamina
K, limitandosi ad un apporto giornaliero di 200 -300 microgrammi.
| CONTENUTO DI VITAMINA K DI ALCUNI ALIMENTI (PIÙ VIT. K = SANGUE “PIÙ DENSO”) |
| ALIMENTO VIT.K [µG] PER 100 G | ALIMENTO VIT. K [µG] PER 100 G | ALIMENTO VITAMINA K [µG] PER 100 G |
| Lattuga 160 | Bresaola 7,1 | Coniglio 4,5 |
| Spinaci 108 | Piselli sgusciati 7 | Pollo con osso 4,5 |
| Burro 50 | Cavallo 6,7 | Arance 4 |
| Olio d'oliva o di mais 50 | Pollo petto 6,7 |
Cetrioli 4 |
| Cavolo 34 |
Funghi 6,4 |
Bietola 4 |
| Broccoli 33 |
Agnello 5,7 |
Patate 4 |
| Cavolfiore 33 |
Bel paese o analoghi 5 |
Triglia 4 |
| Uova [n=1] 25 |
Fontina 5 |
Pasta 3,8 |
| Pomodori 18 |
Emmental 5 |
Polenta 3,8 |
| Fagioli 14 |
Parmigiano 5 |
Sogliola 3,8 |
| Fragole 12 |
Provolone dolce 5 |
Semolino 3,8 |
| Tonno sott'olio 11 |
Mozzarella 5 |
Riso 3,8 |
| Tonno fresco 10 |
Pecorino fresco 5 |
Muggine 3,7 |
| Asparagi 11 |
Certosino 5 |
Sarago 3,3 |
| Carote 10 |
Ricotta fresca 5 |
Pane 3 |
| Prosc. Crudo 7,3 |
Mele 4,6 |
Latte intero 1 |
La vit. K comprende un gruppo di vitamine [K1,K2,K3] liposolubili
che promuovono la coagulazione del sangue aumentando la sintesi
della protrombina da parte del fegato.
SOSTANZE CHE AUMENTANO L’INR [rendono il sangue “più liquido”]:
- Anti infiammatori: acido acetilsalicilico, paracetamolo, allopurinolo,
celecoxib, diclofenac, ketoprofene, indometacina, fenilbutazone,
piroxicam, rofecoxib, sulfinpirazone, tenoxicam, ticlopidina.
- Antibiotici: ac. Nalidixico, ciprofloxacina, clindamicina, cloramfenicolo,
cotrimoxazolo, eritromicina, aureomicina, fluconazolo,
isoniazide, metronidazolo, miconazolo, neomicina, ornidazolo,
tetraciclina, trimethopin, sulfametossazolo.
- Antilipemici: atorvastatina, sinvastatina, bezafibrato, fenofibrato.
- Farmaci vari: ac. Etacrinico, ALCOOL, amiodarone, chinidina,
clorpropamide, cimetidina, danazolo,disulfiram,eparina,glibenclamide,
omeprazolo,propafenone,steroidianabolizzanti,stre
ptochinasi,tamossifene,tiroxina.
- Prodotti a base di erbe: aglio, china. ganoderma, iperico, japonicum,
salice bianco, salvia, spirea, ginko, tamarindo.
SOSTANZE CHE ABBASSANO L’INR [rendono il sangue “più denso”]:
- aminoglutamide, carbamazepina, ciclosporina, colestiramina,
contraccettivi orali ,diuretici tiazidici, fenitoina, fenobarbital, glucosidi
cardioattivi, griseofulvina, rifampicina, sucralfato, vitamina
K e alimenti ricchi in vit. K [vedi tabella sopra];
- Prodotti a base di erbe: passiflora, ginepro, verbena, ginseng.
FARMACI CHE NON INFLUENZANO
LA TERAPIA ANTICOAGULANTE ORALE
[si possono assumere con una certa tranquillità]:
- Analgesici e antiflogistici: codeina, ibuprofene.
- Antibiotici: acido pipemidico, amoxicillina, ampicillina, josamicina,
norfloxacina.
- Antidepressivi: mianserina.
- Antiemicranici: ergotamina antilipemici: pravastatina.
- Antiparkinsoniani: levodopa. ipoglicemizzanti: insulina.
- Ipotensivi: ‚ bloccanti, captopril, diltiazem, enalapril, metildopa,
nifedipina, nitroderivati, verapamil.
- Lassativi: glicerina, lattulosio.
Nell'organismo, qualsiasi lesione della superficie interna di un vaso comporta l'interruzione dello strato delle cellule endoteliali, che formano una specie di rivestimento
liscio e regolare della parete stessa per permettere al sangue di scorrere regolarmente. Nella zona lesionata si verifica una vasocostrizione che riduce il calibro del vaso,
il quale libera anche nel sangue il fattore tissutale e delle sostanze che facilitano l'adesione delle piastrine alla zona lesionata.
Si forma così il cosiddetto tappo emostatico primario che ha il compito di arrestare l'emorragia. Contemporaneamente il fattore tissutale attiva il fattore VII, che a sua
volta attiva il fattore X innescando l'attivazione della cascata coagulativa attraverso la via estrinseca, alla fine della quale, come abbiamo già detto, si ha la trasformazione
del fibrinogeno in fibrina, ad opera del Fattore II attivato o protrombina.
La fibrina stabilizza e rinforza il tappo emostatico primario, consolidando così in modo definitivo il coagulo formatasi nella zona lesionata. Successivamente viene attivata
la fibrinolisi che ha il compito di sciogliere il coagulo; questo viene riassorbito e, contemporaneamente, si avvia il processo di riparazione della ferita, al termine
del quale si ricostituisce lo strato di cellule endoteliali e la parete vasale riacquista la sua normale struttura. Come si evince in figura, la coagulazione può essere
attivata attraverso due vie: l'estrinseca e l'intrinseca. L'importanza di quest'ultima in condizioni fisiologiche è probabilmente minore rispetto alla prima, ma comunque
questa distinzione è del tutto didattica perché in caso di lesioni le due vie si attivano contemporaneamente.
| FATTORI CHE INTERVENGONO NEL MECCANISMO DELLA COAGULAZIONE |
| NUMERAZIONE | DENOMINAZIONE | FORMA ATTIVATA | TIPO DI COMPOSTO | VIA |
| I | FIBRINOGENO |
FIBRINA |
PROTEINA |
COMUNE |
| II | PROTROMBINA |
TROMBINA |
SERINA PROTEASI |
COMUNE |
| III | FATTORE TISSUTALE |
| COFATTORE |
ESTRINSECA |
| IV | CALCIO [1] |
| ELEMENTO CHIMICO |
COMUNE |
| V | PROACCELERINA |
| COFATTORE |
COMUNE |
| VI | ACCELERINA [2] |
| | COMUNE |
| VII | PROCONVERTINA |
CONVERTINA |
SERINA PROTEASI | ESTRINSECA |
| VIII | FATTORE ANTIEMOFILICO A |
| COFATTORE |
INTRINSECA |
| IX | FATTORE DI CHRISTMAS |
| SERINA PROTEASI |
INTRINSECA |
| X | FATTORE DI POTENZA DI STUART |
| SERINA PROTEASI | COMUNE |
| XI | ANTECEDENTE PLASMATICO
DELLA TROMBOPLASTINA |
| SERINA PROTEASI | INTRINSECA |
| XII | FATTORE DI HAGEMAN |
| SERINA PROTEASI |
INTRINSECA |
| XIII | FATTORE STABILIZZANTE LA FIBRINA |
| ENZIMA |
COMUNE |
|