| Gli antipodi della parodontopatia. Placca e Gengivite
di E. Raimondo e L. Montella
![[1]](img/imm%20N23/8-1.jpg)
1 Gengivite e accumulo di placca. | ![[2]](img/imm%20N23/8-2.jpg) 2 Gengivite iatrogena da protesi. |
![[3]](img/imm%20N23/8-3.jpg) 3 Gengivite in soggetto in trattamento ortodontico. | ![[4]](img/imm%20N23/8-4.jpg) 4 Iperplasia gengivale. |
![[5]](img/imm%20N23/8-5.jpg) 5 Sanguinamento da presenza di placca. | |
Dopo aver descritto nella precedente edizione, la normale
struttura del parodonto e i rapporti che questo instaura
con gli elementi dentari, l’odierno articolo si propone
di discutere i meccanismi che portano alla formazione
della placca e del tartaro e che sono responsabili
dell’insorgenza della gengivite e delle fasi iniziali della
malattia parodontale.
Tutte le superfici del corpo a contatto con l’ambiente
esterno sono sottoposte alla colonizzazione di diverse
specie batteriche presenti nell’ambiente. In generale
questi batteri vivono in sintonia con chi li ospita grazie
a meccanismi di difesa dell’organismo che hanno la funzione
di evitare l’accumulo di grandi masse microbiche,
come l’esfoliazione delle superfici cutanee e mucose. I
denti offrono superfici dure che non esfoliano e che
quindi sono soggette all’accumulo di estesi depositi batterici.
Si ritiene che il loro accumulo e il loro metabolismo
sulle superfici orali solide siano la causa principale
della carie dentale, della gengivite, della parodontite,
delle infezioni perimplantari e delle stomatiti.
Esperimenti ormai divenuti classici dimostrano come
l’accumulo di batteri sui denti porta, con modalità riproducibili,
ad una risposta infiammatoria dei tessuti
gengivali associati [Loe e coll. 1965- Theilade e coll. 1966]
e che reazioni simili si verificano anche tra placca e mucosite
perimplantare [Pontoriero e coll. 1994].
La formazione della placca comincia subito dopo aver
pulito le superfici solide della bocca, le macromolecole
presenti nella saliva si depositano sulle superfici dentarie
formando una sorta di pellicola condizionante, denominata
pellicola salivare acquisita.
La presenza stessa di questa pellicola aumenta l’efficienza
dell’aderenza microbica e aiuta i batteri a vincere
le forze destabilizzanti del flusso salivare. Quando ciò
si verifica nei batteri presenti, inizialmente privi di qualsiasi
attività metabolica, si attivano meccanismi di crescita cellulare e di sintesi di nuovi componenti
[polimeri extracellulari] con potere di
adesioni e tossico. [Fig.1]
La massa batterica quindi aumenta progressivamente
di volume in seguito alla crescita
dei microrganismi già adesi alla superficie,
all’adesione di nuovi batteri e alla sintesi
di polimeri extracellulari. Con l’aumento
di spessore della placca, gli strati più
profondi diventano completamente privi di
ossigeno e si instaura un ambiente di completa
anaerobiosi, a fronte degli strati più
esterni dove l’ossigeno viene consumato subito.
Negli strati più profondi si verifica anche
la diminuzione progressiva delle sostanze
nutritive necessarie per il metabolismo
batterico e di contro aumenta notevolmente
la quantità di prodotti di scarto del
metabolismo batterico.
Si verifica così un meccanismo chiamato selezione,
che determina la sopravvivenza solo
di poche specie batteriche.
Alcuni batteri sintetizzano e secernono batteriocine,
sostanze in grado di eliminare altre specie batteriche, continui cambiamenti
ambientali sono letali per alcune altre famiglie;
alla fine sopravvivono solo determinate
specie ed anzi, ad ogni livello o strato,
corrisponde un specifica famiglia di batteri
con specifico comportamento.
Gli strati più profondi della placca vengono
invasi specialmente da specie anaerobie
gram-negative, che sopravvivendo in assenza
di ossigeno, devono poter trarre l’energia
necessaria per il proprio metabolismo da altre
fonti.
Ed infatti, grazie alla produzione di endotossine
ed enzimi proteolitici inducono l’organismo
ad attivare una risposta infiammatoria
a livello gengivale.
Se da un lato l’infiammazione impedisce
l’instaurarsi di una malattia acuta, i meccanismi
infiammatori indotti dalle endotossine,
sono responsabili del rilascio di sostanze
nutrienti per i batteri.
Gli enzimi batterici proteolitici infatti, disgregano
le proteine infiammatorie
e ne traggono l’energia necessaria
per la moltiplicazione e
l’invasione degli spazi gengivali
profondi.
Da un punto di vista clinico si
viene a delineare progressivamente
il quadro dell’infiammazione
cronica, perché il rilascio di sostanze
infiammatorie non risolve il problema ma
anzi determina l’instaurarsi di un circolo vizioso,
in cui la malattia provoca la reazione
dell’organismo e, la reazione dell’organismo
alimenta la malattia, insorge la malattia parodontale.
Alcuni autori infatti, definiscono
la malattia parodontale come un processo
che si autoalimenta.
Il risultato di quanto detto, determina una
reazione immunitaria rivolta all’isolamento
del problema, quindi l’organismo reagisce
cercando di allontanarsi dallo stimolo nocivo.
Vengono prodotte molecole dette osteoclasti
che disgregano il parodonto [osso – cemento-
legamento] cercando di isolare il problema.
Anche questa risposta purtroppo non è risolutiva
ma esita nella formazione della tasca
che è una manifestazione clinica della
parodontite.
Da un lato l’organismo si allontana dalla
noxa-patogena riassorbendosi spontaneamente,
sull’altro versante i batteri producono
sostanze che disgregano il materiale organico
circostante.
Ed è per quanto detto che la malattia parodontale
sta diventando sempre più oggetto
di ricerca e studi scientifici, l’obiettivo è cercare
di capire come intercettare il problema
prima che lo stesso si proponga come irrisolvibile.
Ovvia la deduzione che non in tutti gli individui
la formazione della placca e del tartaro
esiti nell’insorgenza di una parodontopatia, ma è stato osservato recentemente che la
presenza della franca malattia sia associata
con la suscettibilità dell’ospite ad alcuni peculiari
batteri probabilmente normali commensali
della bocca in associazione probabilmente
con una predisposizione genetica
delle strutture dentarie e parodontali.
Una superficie dello smalto particolarmente
anfrattuosa, un cemento radicolare molto
poroso, scarse manovre di igiene orale, la
presenza di specifiche famiglie batteriche,
possono essere definite come alcune delle
cause della malattia gengivale, tuttavia la parodontopatia è ancora definita una malattia
ad eziologia multifattoriale, le cui cause sono
così versatili e numerose che risulta troppo
superficiale individuare in così poche
noxae patogene le responsabili dell’insorgenza
di tale problema.
Le caratteristiche delle malattie gengivali sono
state dettagliatamente descritte da Mariotti
in termini generali [1999] Tabella 1.
Per scopi descrittivi, la gengiva può esser
suddivisa in tre zone [Fig. 2]
- Gengiva Marginale, tessuto localizzato a livello
della giunzione del dente. Di conseguenza
una malattia confinata solo in
quest’area può esser definita come gengivite
marginale.
- Gengivite Papillare, tessuto dell’area interprossimale.
Un infiammazione limitata
a questa zona può esser definita gengivite
papillare.
- Gengiva Aderente, porzione residua della
gengiva che si estende dalle aree marginali/
papillari fino alla giunzione mucogengivale.
Le alterazioni che interessano
l’estensione verticale della gengiva aderente
possono esser definite con il termine
di gengivite diffusa [Glickman, 1953].
La tendenza del fattore eziologico principale,
rappresentato dalla placca dentale, ad accumularsi
può derivare da fattori locali che
ne facilitano la ritenzione nelle aree marginale
e papillari. Esempi di questi fattori sono
il tartaro, i deficit marginali, verticali ed orizzontali
delle ricostruzioni e le superfici ruvide
dei denti o delle stesse ricostruzioni [Mariotti,
1999].
Vale la pena di ricordare la reversibilità di tale
condizione. Loe e coll. [1965] hanno dimostrato
l’effetto causale della placca dentale
sullo sviluppo della gengivite e il ripristino
della normalità, una volta ristabilito il
controllo della placca stessa.
 | TABELLA 1
Caratteristiche comuni
a tutte le malattie gengivali
[Mariotti 1999]
1. Segni e sintomi
confinati alla gengiva
2. Presenza di placca
che dà inizio e/o inasprisce
la gravità della lesione |
PER SAPERNE DI PIÙ
NEL CORSO DEGLI ULTIMI DECENNI grazie a numerosi
ed impegnativi esperimenti
scientifici, sono notevolmente cresciute
le conoscenze riguardo i meccanismi
che causano la gengivite e la
malattia parodontale.
Inizialmente si riteneva che esistesse
una relazione diretta fra il numero totale
di batteri accumulati e l’entità dell’effetto
patogeno. Si dimostrò che la
massa batterica, definita placca, produceva
una varietà di fattori irritanti,
come acidi, endotossine, antigeni che,
nel tempo, dissolvevano invariabilmente
i denti e distruggevano i tessuti
di sostegno. Si sospettava che gli individui
con malattie parodontali estese
non avessero una forte resistenza
alla placca o in generale, praticassero
manovre di igiene inadeguate. Di conseguenza,
la necessità di distinguere
i depositi batterici da paziente a paziente
o da sito sano a sito malato non era stata
ancora considerata. Ipotesi della placca non specifica
[Theilade, 1996]
Altri studiosi ritenevano che, la tendenza delle zone
infiammate a subire una distruzione permanente
di tessuto è di natura più specifica, perché
non tutte le lesioni causate da gengivite esitano
per forza nella parodontite. Infatti, alcuni esperimenti
avevano confermato che l’insorgenza della
malattia parodontale coincide con la presenza
di specifiche famiglie batteriche. Ipotesi della placca
specifica [Loesche, 1979]
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