MTM n°24
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 8 - Numero 3 - ott/dic 2009
Garante Privacy
 






Anno 8 - Numero 3
ott/dic 2009

 




NOTIZIE DAL GARANTE DELLA PRIVACY


a cura della redazione

LAVORO: ANONIMATO PER LA DIAGNOSI HIV
“Idoneo” o “non idoneo” al servizio: sono le sole informazioni che possono comparire sui certificati medici legali che attestano l’idoneità al servizio di un lavoratore. Nessun riferimento a patologie sofferte è consentito e dunque ai dipendenti sieropositivi deve essere assicurata garanzia assoluta di anonimato.
Questi principi sono stati ribaditi dal Garante privacy che, con un provvedimento di cui è stato relatore Mauro Paissan, ha ritenuto fondato il reclamo di un dipendente del Ministero della difesa. All’amministrazione è stato vietato far circolare al suo interno informazioni sulla salute del lavoratore, specie quelle relative all’Hiv.
Il dipendente si era rivolto all’Autorità contestando le modalità con cui i suoi dati personali erano circolati all’interno del Ministero.
Nome del dipendente e diagnosi, erano infatti presenti nel verbale della visita collegiale trasmesso dalla commissione medica all’Ispettorato di sanità della marina militare.
E anche la copia del verbale inviata all’ufficio del personale con la diagnosi “sbarrata e omessa”, consentiva, seppur indirettamente, di risalire all’infezione Hiv, essendo l’unica patologia per la quale è prevista la “cancellazione” dai verbali di accertamento medico. Il Garante, oltre a inibire l’uso dei dati del dipendente, ha ordinato al Ministero di conformare alla normativa sulla riservatezza la circolazione dei dati sanitari al suo interno. D’ora in poi il Ministero dovrà utilizzare un attestato che riporti il solo giudizio medico legale senza diagnosi, anziché il verbale integrale della visita collegiale. Da modificare anche il modello di informativa: i lavoratori dovranno essere chiaramente informati dell’obbligatorietà o meno di fornire dati sulla propria salute e delle relative conseguenze nell’ambito degli accertamenti medico legali ai fini dell’idoneità al servizio.

NO AI DATI SANITARI SUL SITO DEL COMUNE
Le amministrazioni locali non possono pubblicare sul proprio sito web il nome, il cognome e l’indicazione dello stato di salute o della condizione di indigenza dei beneficiari di contributi sociali contenuti nelle delibere.
Lo ha stabilito il Garante accogliendo la segnalazione di alcuni consiglieri comunali di minoranza che lamentavano la pubblicazione sul sito del proprio comune di una deliberazione in cui erano riportate, in forma estesa e senza omissis, le generalità di un cittadino in stato vegetativo di cui veniva finanziato il ricovero in una casa di cura. Lo stesso documento riportava anche il nome e cognome del padre che contribuiva al pagamento della retta. I segnalanti evidenziavano poi come in un’altra delibera, sempre visibile sul sito dell’ente, fossero riportate le generalità anche di altri cittadini indigenti e, per questo, destinatari di fondi stanziati dall’amministrazione per la loro permanenza in casa di riposo.
L’Autorità ha vietato la diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute contenuti nella prima delibera, ritenendo il trattamento illecito. Nel provvedimento l’Autorità ha ribadito che le amministrazioni locali, fermo restando il rispetto degli obblighi di legge sulla trasparenza delle proprie deliberazioni, devono compiere una selezione attenta dei dati personali da diffondere, tenendo conto non solo dei principi di pertinenza, non eccedenza e indispensabilità delle finalità perseguite dai singoli atti, ma anche del divieto di diffusione di dati idonei a rivelare lo stato di salute. L’Autorità ha prescritto inoltre al comune di attivarsi presso i responsabili dei principali motori di ricerca al fine di sollecitare la rimozione della copia web di questo provvedimento dai loro indici e memorie cache. All’ente è stato ordinato infine di adottare opportuni accorgimenti [diciture generiche o codici numerici] atti ad evitare che sulla seconda delibera, consultabile sul sito, siano presenti dati sulle condizioni sociali disagiate degli anziani citati.