| IMPLANTO-PROTESI NEI SETTORI
OSSEI ATROFICI: POSSIBILITÀ
E STRATEGIE TERAPEUTICHE PARTE PRIMA FORMAZIONE DELL’OSSO ALVEOLARE
di E. Raimondo e L. Montella
Negli ultimi decenni è andata sempre
crescendo l’esigenza dei pazienti d’usufruire
di trattamenti volti a ripristinare
non solo la funzione, ma anche l’estetica. Quindi per
il clinico è diventato fondamentale poter conoscere
strategie che consentano di raggiungere il successo
terapeutico, anche in caso di situazioni complesse.
In particolare, i deficit ossei determinati dalla perdita
degli elementi dentari, possono costituire una controindicazione
alle oggi diffusissime, riabilitazioni protesiche
fisse sostenute da impianti, a meno che non si
ricorra a terapie chirurgiche correttive, che ristabiliscano
le adeguate dimensioni di altezza e spessore dell’osso,
per poter effettuare il trattamento.
Dopo aver descritto nei precedenti articoli la struttura
della gengiva normale e le alterazioni
connesse ad essa, verrà discusso
in una serie di articoli, il
comportamento delle ossa mascellari
in seguito alla perdita dei
denti e le più recenti possibilità
cliniche esistenti, per riabilitazioni protesiche fisse,
anche in situazioni di grave atrofia delle ossa mascellari,
che consentano di ottenere un compromesso soddisfacente
tra funzione ed estetica.
Mentre la formazione della maggior parte delle ossa
dello scheletro umano ha luogo attraverso un meccanismo
chiamato “endocondrale”, in cui la deposizione
iniziale di una matrice cartilaginea viene sostituita
successivamente da osso, viceversa, l’embriogenesi
dei processi alveolari delle ossa mascellare, mandibolare,
della volta cranica e della diafisi delle ossa lunghe,
avviene nell’ambito di un tessuto connettivo primario,
secondo un criterio di formazione ossea definito didatticamente
“intramembranoso”.
L’osso è un tessuto connettivo specializzato costituito
da idrossiapatite; da un punto di
vista biochimico, è caratterizzato
da una matrice mineralizzata composta
da collagene, proteine e proteoglicani,
all’interno della quale
si riscontra la presenza di ioni calcio e ioni fosfato.
Questa composizione permette all’osso di:
• resistere ai carichi
• proteggere organi molto sensibili dalle forze esterne
• fungere da riserva di minerali per l’omeostasi corporea
La guarigione di un tessuto osseo sottoposto ad insulto
porta alla formazione di un tessuto differente da quello
originale per morfologia e funzione. Questo tipo di
guarigione è definito riparazione. La rigenerazione
tissutale, invece è un termine usato per descrivere
una guarigione che indica il ripristino completo della
morfologia e della funzione.
I meccanismi di osteosintesi che si verificano all’interno
di un alveolo post-estrattivo descrivono esaustivamente
il processo di neoapposizione ossea all’interno di un
difetto.
Subito dopo un estrazione, l’alveolo si riempie di
sangue proveniente dai vasi recisi. Le proteine ematiche
provenienti da questi vasi danno inizio ai meccanismi
coagulativi che interrompono l’emorragia. Il coagulo
che si forma funge da matrice osteoconduttiva per le
cellule e le sostanze responsabili della guarigione.
Infatti, il coagulo racchiude fattori di crescita e sostanze
pro infiammatorie, che inducono ed amplificano la
proliferazione, la migrazione e l’attività sintetica di
alcuni tipi di cellule.
Dopo alcuni giorni dall’insulto, il coagulo va incontro
a fibrinolisi e nel contempo avviene la migrazione di
neutrofili e macrofagi che fagocitano il tessuto danneggiato
e i batteri. I macrofagi, che appaiono solo
successivamente ai neutrofili, hanno la funzione di
sintetizzare sostanze che promuovono l’ulteriore migrazione,
proliferazione e differenziazione di cellule
mesenchimali. Una volta rimossi i detriti e sterilizzata
la ferita, i neutrofili vanno incontro a morte spontanea
(apoptosi) ed eliminati definitivamente dai macrofagi.
La porzione di osso perimetrale al danno va incontro
a necrosi e viene rimossa dagli osteoclasti. Le cellule
mesenchimali che migrano nella lesione, sintetizzano
tessuto di granulazione che sostituisce gradualmente
il coagulo. Il tessuto di granulazione è ricco di cellule
simil-fibroblastiche che sintetizzano fattori di crescita,
stimolano la proliferazione cellulare e depositano
nuova matrice extracellulare determinando meccanismi
di fibroplasia e angiogenesi, da cui scaturisce la formazione
di tessuto connettivo provvisorio.
Successivamente, lungo le strutture vascolari neoformate
migrano gli osteoblasti che sintetizzano fibre
collagene che a loro volta, assumono una disposizione
intrecciata, da cui si forma l’osteoide che, maturando
diventa osso fibrillare.
L’osso fibrillare è caratterizzato dalla presenza di fibre
collagene poco organizzate ed è poco resistente rispetto ad un tessuto maturo. Nel giro di poche settimane
l’osso neoformato matura in osso spugnoso primario,
più resistente del precedente che però, ancora non
presenta le caratteristiche di un tessuto maturo ed
infatti va incontro a meccanismi di rimodellamento
da cui si genera l’osso lamellare maturo.
La guarigione del tessuto osseo implica sia la rigenerazione
che la riparazione, secondo il tipo di ferita.
Per esempio, una frattura ossea stretta, correttamente
stabilizzata, si rimarginerà per rigenerazione, mentre
un difetto più ampio all’interno dell’osso, guarirà sovente
mediante riparazione. Esistono numerosi fattori
che possono interferire con l’osteosintesi successiva ad
insulto, come per esempio:
• una mancata proliferazione vascolare all’interno
della ferita;
• una stabilizzazione non corretta del coagulo e del
tessuto di granulazione nel difetto;
• una crescita di tessuti di natura non ossea, dotati
di un elevata attività proliferativa;
• una contaminazione batterica.
L’osso alveolare andato perduto in conseguenza di
una malattia, di un trauma o del rimodellamento che
avviene in seguito alla perdita dei denti, può porre
problemi di natura terapeutica in odontoiatria ricostruttiva
o implantare. Pertanto il posizionamento di
un impianto, sia a livello della mascella, che a livello
della mandibola, può essere ostacolato dalla mancanza
di quantità sufficienti di tessuto osseo alveolare nelle
zone riceventi. In tali siti compromessi, può rendersi
necessaria la formazione di nuovo osso alveolare.
Sono state sviluppate numerose terapie rigenerative
con lo scopo di permettere la ricrescita ossea. Le varie
tecniche rigenerative, che mostrano apparente efficacia
possono essere molto differenti dal punto di vista tecnico,
e sono scelte non solo in base all’esperienza
dell’operatore, ma dopo una accurata programmazione,
che tenga conto delle caratteristiche del paziente, del
tipo di danno osseo da risolvere e della terapia finale
necessaria.
BIBLIOGRAFIA
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