| Le piante officinali, tra scienza e tradizione
Fitoterapia e Aromaterapia alla base della moderna medicina
di Vincenzo Pitaro
DICE UN AFORISMA GRECO: «Prima la parola, poi
la pianta e solo in ultimo il coltello». Parole
veramente sante. Alcuni medicinali di
sintesi chimica, infatti, altro non sono che
dei veri e propri «coltelli» che si potrebbero
evitare ricorrendo saggiamente alla parola
[psicoterapia] o alle piante medicinali
[fitoterapia] dalle quali deriva anche l’aromaterapia,
che letteralmente significa
«cura delle malattie attraverso gli aromi».
Sembrerà una verità scontata, ma la cosa
migliore, in primo luogo, è senza dubbio
quella di condurre una vita sana e di alimentarsi
in modo completo e corretto. La
regola fondamentale è questa e non potrà
mai essere soppiantata né dalla medicina
cosiddetta alternativa, né da quella convenzionale.
Noi, in sostanza, siamo ciò che mangiamo. Un consumo eccessivo di cibo,
in particolare proteine animali, si sa, porta
un grande affaticamento del sistema
metabolico e col tempo conduce alla formazione
di patologie e a un notevole processo
d’invecchiamento dell’organismo,
soprattutto cerebrale. Ma questo è altro discorso.
Di una sana alimentazione, di
quella che ci piace chiamare «alimentazione
di lunga vita», ecc., ci promettiamo
di parlare in qualche numero successivo
della rivista. Come pure vorremmo occuparci
dei rimedi floreali di Bach e di tanti altri derivati da piante e fiori, molto utili
per la salute.
Specie negli ultimi anni si è andato via via
riscoprendo il valore di molti rimedi naturali
e anche la medicina ha incominciato a
rivolgersi alle piante curative. Ci sono tuttavia
moltissime ricette naturali, piuttosto
antiche, che sfuggono ancora all’industria
farmaceutica o erboristica. Rimedi popolari
ma efficacissimi, come quelli - per intenderci
- usati dalle nostre nonne tra le
mura domestiche. Quanti sanno, ad esempio,
degli sciacqui orali con un decotto di timo, vero e proprio antisettico, o degli
sciacqui con foglie e germogli di rovo,
astringente ed emostatico? O, ancora, dei
massaggi alle gengive dei neonati con infuso
concentrato di stigmi di zafferano per
alleviare i fastidi legati alla dentizione; del
cataplasma di fico che favorisce la maturazione
degli ascessi e la cicatrizzazione
delle ferite e via dicendo...
E che dire degli impacchi a base di pungitopo,
rimedio naturale [per le donne] contro
la cellulite, molto più efficace di qualsiasi
prodotto in commercio? Ah, com’erano
brave le nostre nonne! E quanti ce ne sono!
Tutti nel pieno rispetto, ovviamente, del
«primum non nocere». Soffriamo di insonnia?
Bene, proviamo con la passiflora o col
biancospino, che non rallentano i riflessi e
per di più non creano dipendenza come
potrebbe succedere con i sedativi di sintesi
chimica. Arrivano i primi dolori reumatici?
Cosa c’è di meglio di un preparato a
base di salice, rosmarino e altro, piuttosto
che rischiare una gastrite o un’ulcera con i
farmaci antireumatici?
No, evviva la fitoterapia e anche l’aromaterapia!
Le proprietà curative degli oli essenziali
erano già conosciute nell’antichità,
sebbene in modo del tutto empirico.
L’incontro dell’uomo con le piante medicinali
si perde infatti nella notte dei tempi.
Da quale scintilla sia scaturita l’intuizione
che ha portato ad impiegare l’erboristeria
per difendere la propria salute resta un mistero
che si colloca al confine tra istinto ed
empirismo. Certo è che, questa scoperta, è
una di quelle costanti universali alla base
dello sviluppo di tutte le civiltà del mondo,
al pari della scrittura e della tecnica.
Oggi la fitoterapia, assieme all’aromaterapia,
è ancora una pratica affascinante, un -
modo per avvicinarsi alla natura con attenzione,
sensibilità, competenza. Le piante
officinali [da termine «officina», il laboratorio
dello speziale, l’antico farmacista]
riservano molte sorprese e soddisfazioni a
chi impara a conoscerle.
L’erboristeria tradizionale è alla base della
moderna medicina. I grandi medici del
passato, d’altronde, erano erboristi. Nel
tempo, poi, la loro conoscenza si è evoluta
nella moderna fitoterapia.
Oggi sono diverse le discipline scientifiche
che studiano le piante medicinali: prima di
tutto la botanica e l’antropologia, da cui gli
scienziati traggono le indicazioni di base
per individuare le specie vegetali che la cultura
popolare utilizza per un determinato
problema di salute.
Da qui dunque ha inizio un processo di studio
e sperimentazione nel laboratorio di fitochimica,
volto a ricercare, tra le centinaia
di sostanze contenute nella pianta, i principi
attivi: quelle sostanze a cui è possibile
attribuire, con certezza, l’azione terapeutica
riscontrata nella pianta.
Attraverso questo processo si è passati dalle
preparazioni estemporanee, ottenute
impiegando la pianta così come veniva raccolta,
alla creazione di estratti standardizzati,
in grado cioè di garantire sempre una
quantità costante delle sostanze utili alla
funzione salutistica o terapeutica ricercata.
Utilizzando la pianta così come cresce
in natura, e con metodi di preparazione domestici,
è possibile che la quantità di principi
attivi cambi moltissimo da una volta
all’altra. Per questa ragione, nell’impiego
scientifico si preferisce ricorrere a piante
coltivate - le cui caratteristiche genetiche e
ambientali sono note e costanti - e, attraverso
una serie di processi di estrazione, ricavarne
estratti titolati, la cui qualità, cioè,
è garantita attraverso la misurazione analitica
di una o più sostanze in essi contenute,
il cui livello assicura che il contenuto
di principi attivi totale dell’estratto è
quello ottimale. Spezziamo quindi una lancia
a favore delle varie medicine naturali,
tutte meritevoli di più attenzione. Si riveleranno
senz’altro dei validissimi partner
in grado [anche] di convivere con la medicina
convenzionale, alla quale riusciranno
ad offrire un fortissimo aiuto.
|