| Un concerto per Dio
di Eugenio Raimondo
direttore@mtmweb.it
Buio. L'immensità e tanto buio. Anche il nostro
sole perde la sua luce nell’infinito. In questa
oscurità assoluta tutto diventa piccolo. Piccola
una galassia, piccoli i nostri pianeti, la
nostra terra. Tutto diventa relativo o scompare.
Vibrazioni , armonie, concerti di suoni
eterni senza suonatori. Non confini, non limiti,
ma buio. In questo scenario di incanto
in cui tutto evolve in logiche d’Autore la vita
è il movimento, la trasformazione. E ci sono
anch’io, Un uomo. Ancora più piccolo di tutto
il resto e penso. Mi muovo anch’io, mi trasformo,
e rifletto. Ho la natura come salotto,
con i suoi tramonti, un cigno sul lago, un
campo di girasoli, ghiacciai spigolosi che
raggiungono il cielo. Una giraffa che allunga
il suo collo per strappare le verdi foglie. Un
leone che rincorre la preda, nel manto rosso
della savana l’elefantino si aggrappa alla coda
della mamma. Tanti uccelli macchiano il
rosso che invigorisce l’orizzonte. Stelle brillano
nel presepe divino. Un ramo secco accompagna il ruscello. Sassi raccontano le gesta
degli eroi, come poesia rende immortale.
Ci sono anche io acuto spettatore e mi
emoziono. Altri scenari confondono le bellezze.
Uomini che si affannano e che corrono
distratti. Cercano le coccole mancate nel
dolore e nelle violenze del loro corpo, o il seno
della madre nella donna che posseggono
furtivamente.
Delitti senza moventi, madri che affondono
lame nei cuoricini indifesi. Cassonetti, fugaci
prigioni di neonati e donne che non saranno
mai mamme. E mentre tutto scorre io
penso. Penso e sono vivo. Ed ogni tanto guardo
tutto dall’universo e così divento piccolo
e umile. Cerco il senso negli altri, e mi emoziono.
Un compositore scrive la sua musica
ma ha bisogno di uno strumento per ascoltare
la sua melodia. La nostra anima compone
il suo brano cercando le sue note dalla
nostra vita. Così le note intime dell’anima
aggraziano gli eterni suoni.
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