| LA TELEVISIONE:
PREZIOSO STRUMENTO
O CATTIVA MAESTRA?
di Lorenzo Siro Trezzini
LA TELEVISIONE, STRUMENTO “IDOLO” di
ogni bambino, che tiene incollati
milioni di adulti davanti allo schermo
durante il TG. Nata come mezzo
di informazione, si è evoluta come
qualunque strumento che fa profitto,
ovvero arricchendosi di programmi-
spazzatura, reality show, il
cui fine è solamente la distruzione di
una forma di pensiero diversa dal
vedere. E soprattutto evidenziare, a
mò di “Grande Fratello”, la “falsa falsità”
di una persona, i presunti doppi
giochi per accaparrarsi il ricco premio finale
e non vedere, magari, la sofferenza degli
amici. Potrei definire, inoltre, quella maligna
scatola nera un mezzo ipnotico, che ti
spinge a comprare quelle crocchette, e qualunque
altra merce [ma l’inganno più spudorato
si esercita sul cibo] che in TV [e, sottolineo,
in TV] sembrano così buone e appetibili,
ricche di ripieno; in realtà autentiche
suole di scarpe appena le mangi.
Ma cosa ti spinge a comprarle ancora? La Tv
ipnotica pensa proprio a tutto; infatti a darti
gratificazione non è ciò che hai mangiato,
bensì l’immagine della crocchetta, strafritta,
ripiena e decisamente più appetibile della
sostanza inorganica di cui ti sei cibato: nascosta
nel tuo inconscio, ti fa piacere anche
quel cibo che deficita di qualunque sostanza
diversa dall’arsenio, dall’amianto o dalla
plastica. Ma la maligna scatola oscura è solamente
l’incarnazione di una società malata,
il mezzo di propaganda per dire: «Guarda
che programmi osceni; come ci siamo ridotti?
». Infatti questa è solo una delle mille
sfaccettature di un sistema malato; voglio dire:
se ci sono questi programmi e resistono
indenni, anzi ogni anno fanno registrare un
successo maggiore, qualcuno li dovrà pur vedere?
La tragedia è che quel qualcuno siamo
noi; siamo noi quelli che, pur di non sembrare
emarginati, di avere argomenti di conversazione
quando casualmente ci si incontra;
pur di non perdere tempo a cercare qualche
cosa da vedere [ormai difficilmente trovabile]
che abbia un minimo di decenza, siamo
noi che accettiamo la Tv così com’è. Siamo
noi che stiamo tarpando le ali a una libertà
di pensiero ormai ridotta agli abiti firmati,
alla pancia scoperta, alle scarpe stragriffate.
Siamo noi che abbiamo ucciso
“quell’angelo che girava senza spada” [citazione di Francesco de Gregori, La città dei
fiori, canzone dedicata al grande Luigi Tenco,
suicidatosi a Sanremo]; quell’angelo
chiamato pensiero, quell’angelo che si distingue
dagli animali, quell’angelo che stiamo
barbaramente massacrando.
Dopo tanti aspetti negativi, ora che mi sono
sfogato, potrei dire che la Tv ha anche dei
“pro”: è sicuramente un mezzo di informazione
ed un potentissimo mezzo di propaganda
culturale. Arrivato a questo punto, vorrei
far notare, ribadendo ciò che ho detto prima
[e chiedendo scusa alla maligna scatola
nera] che siamo noi che appena sentiamo il
verbo “imparare” ci nascondiamo dietro al divano,
armati fino ai denti di telecomando; noi
che, tentando di rianimare l’amico appena
svenuto per lo shock subito, ci affrettiamo a
cambiare canale. Da qui nasce il circolo vizioso:
noi rifiutiamo il sapere e guardiamo i
programmi-spazzatura, che abbiamo come
unica alternativa. La Tv, a sua volta, manda
solo ciò che viene visto e finanziato e noi ci accontentiamo,
quindi, di essere spettatori solo
di quella merce scadente che ci offrono.
Io con la Tv, come credo che si sarà capito,
non ho un rapporto forte: guardo solo i Simpson
dopo pranzo. Mi capita di guardare
molto la Tv solo quando il “sonno della ragione”
mi attanaglia; quando sono arrabbiato,
per illudermi di nascondermi in un
mondo non mio, che disprezzo, ma che mi
concede dieci minuti di ricarica, in cui non
penso all’arrabbiatura; e, infine, quando sono
triste. La Tv, ignaro mezzo maligno, che
però asseconda i nostri voleri.
La televisione: prezioso strumento o cattiva
maestra? Nessuno dei due: è il nostro strumento;
è la cattiva società che ci si rispecchia
e che fa risaltare i nostri difetti. La Tv siamo
noi: miglioriamoci per migliorarla.
POESIE di Candido Rughetti
Una donna, una mamma
Si sveglia al mattino e il pensiero
Corre ai suoi cari, alla sua
Famiglia. Un bacio, una carezza
Al compagno della sua vita.
Un bacio ai figli, mille sono
Le cose da fare: cucinare, pulire
Panni, stendere, stirare, telefonare
Bollette da pagare, curare i fiori,
innaffiare, un lavoro fuori casa,
guidare nel traffico, ecc..ecc..
Quanto lavoro per una sola donna,
essere sempre disponibile con chi
ti è vicino, un’amica da accompagnare
una donna, una piccola grande donna
che sa dare, senza mai chiedere.
Lei sa soltanto spendere tutte le sue forze
E dare tutto quell’immenso amore,
essere una donna
Che sa dare se stessa e non chiedere compensi
Soltanto un po’ d’affetto, amore
Una donna, una mamma.
Una donna d’amare
Acqua limpida dove posso specchiarmi,
Montagne altissime dove cresce la stella alpina
L’immensa campagna in fiore sei per me
Il vento che mi avvolge e mi porta lontano,
mi accarezza, per questo ti amo
La pioggia che bagna e bacia il mondo
Sentirsi in paradiso, il fuoco che scalda il cuore
Tu sei il mio bene, anche la mia anima.
Così è la mia donna
Un fiore d’amore, un amore da rispettare
La gioia di vivere, amore tanto amore
Una montagna da conquistare, il mare
profondo da scandagliare
L’aria forte e leggera che ci accompagna
nel Cammino della nostra vita.
Cosa sei per me
Tu sei l’aria che respiro,
Il battito del mio cuore senza te
Non sa volare
La notte dormi al mio fianco
Io ti sento, so che ci sei
Io vivo di te.
Ti cerco nel buio, accarezzo il tuo viso,
ti sento e so di essere a casa.
Tu sei il mio paradiso.
|