MTM n°24
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 8 - Numero 3 - ott/dic 2009
News - Ricerca Scientifica
 


Romana Raimondo
Romana Raimondo


Anno 8 - Numero 3
ott/dic 2009

 




News Ricerca Scientifica
a cura di Romana Raimondo

LA PILLOLA INFLUENZA LA SCELTA DEL PARTNER?

L’uso della pillola contraccettiva, che offre alla donna la possibilità di controllare la propria fertilità, sembra sia in grado di influenzare la scelta del partner.Numerosi studi scientifici hanno attestato che le preferenze, sia maschili che femminili, per il tipo di partner variano in modo significativo in modo correlato alle fluttuazioni ormonali associate al ciclo mestruale normale. L’ovulazione è associata a cambiamenti fisici, psicologici, comportamentali e percettivi legati all’attrazione.
Durante il periodo dell’ovulazione la donna manifesta una maggiore propensione per un partner dalle caratteristiche più marcatamente mascoline, con tendenza alla dominanza e alla competizione con gli altri maschi e tendenzialmente geneticamente più dissimili da sé. La pillola contraccettiva altera le fluttuazioni ormonali mimando in sostanza quelle più stabili che si hanno durante la gravidanza.
Le autrici avanzano anche l’ipotesi che l’uso della pillola possa anche ridurre, rispetto alle donne con un ciclo normale, la capacità competitiva di attrarre il maschio, dato che altri studi hanno suggerito che i maschi sarebbero in grado di percepire lo stato di fertilità della donna tendendo a preferire, a parità di altre condizioni, quella che si trova nel periodo di ovulazione rispetto a un’altra che non si trovi in tale periodo. Ma il punto che più sottolineano le ricercatrici è che le donne che assumono la pillola non mostrano la particolare attrazione per partner geneticamente diversi - un tratto che sembra facilitare il successo riproduttivo- caratteristica del periodo ovulatorio.

Da Trends in Ecology and Evolution .


UNO SPRAY NASALE PER LA MEMORIA

L’interleuchina-6, una molecola del sistema immunitario finora considerata un sottoprodotto dei processi infiammatori, ha mostrato la capacità di influire sulle capacità cognitive.Quando somministrata attraverso uno spray nasale l’interleuchina-6 [IL-6], è in grado di aiutare il cervello nella formazione della memoria procedurale ed emotiva nel corso del sonno REM.
Per fare la scoperta, Marshall e colleghi hanno arruolato 17 giovani adulti perché dormissero nel loro laboratorio due notti. In entrambe le occasioni, dopo aver letto un breveracconto emotivamente coinvolgente o neutro, ai soggetti veniva spruzzato nelle narici uno spray che conteneva o interleuchina-6 o un placebo. Il loro sonno veniva successivamente monitorato per tutta la notte. La mattina successiva tutti i partecipanti dovevano redigereuna lista di tutte le parole del racconto che riuscivano a ricordare.
È risultato che quelli che avevano ricevuto la somministrazione di IL-6 riuscivano più brillantemente nel compito.

Da The FASEB Journal


IL FUOCO DI SANT’ANTONIO AUMENTA IL RISCHIO DI ICTUS

Se si è stati colpiti da herpes zoster, è necessario porre una particolare attenzione a controllare gli altri fattori di rischio, come l’ipertensione, il fumo e il diabete.
Gli adulti che sono colpiti da "fuoco di sant’Antonio" hanno un rischio di incorrere in un ictus entro l’anno successivo del 30 per cento superiore a quanti non ne hanno sofferto. E il rischio è ancora superiore se la malattia ha coinvolto gli occhi.
Il cosiddetto fuoco di sant’Antonio o herpes zoster, è una patologia scatenata dal virus varicella- zoster [VZV). Dopo che una persona ha contratto la varicella ed è guarito, il virus continua a permanere nell’organismo, restando in stato di latenza in molte terminazioni nervose. Normalmente non provoca problemi, ma può occasionalmente tornare alla virulenza provocando l’herpes zoster.
Le persone colpite da fuoco di sant’Antonio hanno il 31 per cento di probabilità in più di incorrere in un ictus nell’anno successivoalla malattia, e che se questa aveva interessato anche gli occhi o la regione cutanea circostante la probabilità aumenta addirittura del 428 per cento.
Inoltre, disaggregando i dati per tipologia di ictus, è stata riscontrata una incidenza 2,79 volte maggiore del normale degli ictus emorragici, che rappresentano la tipologia più grave e rara, dato che rappresentano in media il 15 per cento di tutti gli ictus.
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che l’aumento del rischio sarebbe dovuto al fatto che durante la sua replicazione il virus va a danneggiare le pareti dei vasi sanguigni innescando processi infiammatori. A ciò potrebbe aggiungersi l’azione delle stress dovuto al dolore cronico.

Da Stroke: Journal of the American Heart Association