| News Ricerca Scientifica
a cura di Romana Raimondo
LA PILLOLA INFLUENZA
LA SCELTA DEL PARTNER?
L’uso della pillola contraccettiva,
che offre alla donna la possibilità
di controllare la propria fertilità,
sembra sia in grado di influenzare
la scelta del partner.Numerosi
studi scientifici hanno attestato
che le preferenze, sia maschili
che femminili, per il tipo di
partner variano in modo significativo
in modo correlato alle
fluttuazioni ormonali associate
al ciclo mestruale normale. L’ovulazione
è associata a cambiamenti
fisici, psicologici, comportamentali
e percettivi legati
all’attrazione.
Durante il periodo dell’ovulazione
la donna manifesta una
maggiore propensione per un
partner dalle caratteristiche più
marcatamente mascoline, con
tendenza alla dominanza e alla
competizione con gli altri maschi
e tendenzialmente geneticamente
più dissimili da sé. La
pillola contraccettiva altera le
fluttuazioni ormonali mimando
in sostanza quelle più stabili
che si hanno durante la gravidanza.
Le autrici avanzano anche
l’ipotesi che l’uso della pillola
possa anche ridurre, rispetto
alle donne con un ciclo
normale, la capacità competitiva
di attrarre il maschio, dato
che altri studi hanno suggerito
che i maschi sarebbero in grado
di percepire lo stato di fertilità
della donna tendendo a preferire,
a parità di altre condizioni,
quella che si trova nel periodo di
ovulazione rispetto a un’altra
che non si trovi in tale periodo.
Ma il punto che più sottolineano
le ricercatrici è che le donne
che assumono la pillola non
mostrano la particolare attrazione
per partner geneticamente
diversi - un tratto che
sembra facilitare il successo riproduttivo-
caratteristica del
periodo ovulatorio.
Da Trends in Ecology and Evolution
.
UNO SPRAY NASALE
PER LA MEMORIA
L’interleuchina-6, una molecola
del sistema immunitario finora
considerata un sottoprodotto
dei processi infiammatori, ha
mostrato la capacità di influire
sulle capacità cognitive.Quando
somministrata attraverso uno
spray nasale l’interleuchina-6
[IL-6], è in grado di aiutare il cervello
nella formazione della memoria
procedurale ed emotiva
nel corso del sonno REM.
Per fare la scoperta, Marshall e
colleghi hanno arruolato 17 giovani
adulti perché dormissero
nel loro laboratorio due notti. In
entrambe le occasioni, dopo aver
letto un breveracconto emotivamente
coinvolgente o neutro, ai
soggetti veniva spruzzato nelle
narici uno spray che conteneva o
interleuchina-6 o un placebo. Il
loro sonno veniva successivamente
monitorato per tutta la
notte. La mattina successiva tutti
i partecipanti dovevano redigereuna
lista di tutte le parole del
racconto che riuscivano a ricordare.
È risultato che quelli che
avevano ricevuto la somministrazione
di IL-6 riuscivano più
brillantemente nel compito.
Da The FASEB Journal
IL FUOCO DI SANT’ANTONIO
AUMENTA IL RISCHIO DI ICTUS
Se si è stati colpiti da herpes zoster,
è necessario porre una particolare
attenzione a controllare
gli altri fattori di rischio, come l’ipertensione,
il fumo e il diabete.
Gli adulti che sono colpiti da
"fuoco di sant’Antonio" hanno
un rischio di incorrere in un ictus
entro l’anno successivo del
30 per cento superiore a quanti
non ne hanno sofferto. E il rischio
è ancora superiore se la
malattia ha coinvolto gli occhi.
Il cosiddetto fuoco di sant’Antonio
o herpes zoster, è una patologia
scatenata dal virus varicella-
zoster [VZV). Dopo che una
persona ha contratto la varicella
ed è guarito, il virus continua a
permanere nell’organismo, restando
in stato di latenza in molte
terminazioni nervose. Normalmente
non provoca problemi,
ma può occasionalmente
tornare alla virulenza provocando
l’herpes zoster.
Le persone colpite da fuoco di
sant’Antonio hanno il 31 per
cento di probabilità in più di incorrere
in un ictus nell’anno
successivoalla malattia, e che se
questa aveva interessato anche
gli occhi o la regione cutanea circostante
la probabilità aumenta
addirittura del 428 per cento.
Inoltre, disaggregando i dati per
tipologia di ictus, è stata riscontrata
una incidenza 2,79 volte
maggiore del normale degli ictus
emorragici, che rappresentano
la tipologia più grave e rara, dato
che rappresentano in media il
15 per cento di tutti gli ictus.
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato
che l’aumento del rischio
sarebbe dovuto al fatto che durante
la sua replicazione il virus
va a danneggiare le pareti dei vasi
sanguigni innescando processi
infiammatori. A ciò potrebbe
aggiungersi l’azione delle stress
dovuto al dolore cronico.
Da Stroke: Journal
of the American Heart Association
|