| Somatopausa
e attività fisica
Con il termine “somatopausa” si vuole sottolineare che la
rapida caduta dell’ ormone della crescita che si verifica a
partire dai 50 anni e svolge un ruolo determinante nella
depressione del trofismo muscolare
del Prof. Vincenzo Aloisantoni, Prof. Ugo Cavicchia e della Dott.ssa Noemi Gugliotti
È STATO DIMOSTRATO CHE L’AUMENTO del numero
degli elementi muscolari che si verifica durante
il periodo fetale si arresta all’atto della
nascita e che da questo momento in poi
lo sviluppo dei muscoli si realizza attraverso
un processo di ipertrofia delle singole fibre
e cioè per un loro aumento di spessore
e lunghezza e che questo processo fisiologico
è posto sotto il controllo ormonale.
Com’è noto, gli ormoni più importanti nella
stimolazione dell’accrescimento e nel
mantenimento del patrimonio proteico
muscolare sono: l’ormone della crescita
[GH] che incrementa potentemente le sintesi
proteiche favorendo il trasporto intracellulare
degli aminoacidi plasmatici ed
esaltando la sintesi di RNA e l’attività ribosomiale;
l’insulina e gli steroidi sessuali [testosterone
ed estrogeni] che potenziano
l’attività del GH; gli ormoni tiroidei [T3, T4]
che provvedono alle grandi richieste energetiche
necessarie per la protidosintesi attraverso
un marcato incremento degli enzimi
mitocondriali.
È stato altresì dimostrato che, prescindendo
dagli effetti dell’attività fisica, il processo
fisiologico dell’accrescimento muscolare
si arresta intorno ai 20 anni per mantenersi
costante fino ai 40 anni per poi cedere
ad una lenta e progressiva riduzione del
numero delle fibre muscolari e ad un parallelo
aumento dello stroma connettivo.
Tuttavia il momento in cui questi due processi
[degenerazione miofibrillare e sostituzione
fibrosa] assumono una decisa accelerazione tanto da configurarsi come una
vera e propria “crisi muscolare” avviene solo
intorno ai 50 anni e cioè in quel periodo
della vita che gli Autori di lingua anglosassone
definiscono “somatopausa” per sottolineare
che la rapida caduta di GH che si verifica
a partire da questa età svolge un ruolo
determinante nella depressione del trofismo
muscolare.
Nella somatopausa però accanto al deficit
di GH un ruolo subalterno, ma molto importante
assume anche il concomitante incremento
dell’ormone prolattina [PRL] che
a livello centrale è provocato dalla riduzione
del tono dopaminergico che si manifesta,
sia pure in modo sempre molto contenuto,
già a partire dai 30 anni e a livello periferico
dagli adipociti del grasso addominale.
Infatti l’associazione del deficit di GH
e l’incremento di PRL attraverso un gioco di
attivazione ed inibizioni enzimatiche [troppo
complesso per essere sinteticamente descritto]
si concretizza, da un lato, in una ridotta
sintesi degli steroidi sessuali, dell’ormone
attivo intracellulare T3 e della sensibilità
recettoriale dei tessuti all’insulina, ovvero
in una depressione di tutti gli ormoni
che potenziano l’attività protidosintetica
del GH, e, dall’altro lato, determina un marcato
aumento del cortisolo che com’è noto
esercita un’attività catabolica e degli steroidi
[androstenediolo, diidrotestosterone]
che stimolano fortemente la sintesi di tessuto
fibroso interstiziale.
Tuttavia un esame, sia pure sommario, dei
fattori che influiscono sul trofismo muscolare
non può assolutamente trascurare il
ruolo dell’attività fisica. Infatti è stato dimostrato
che l’esercizio fisico è in grado di
contrastare la progressiva degenerazione
miofibrillare sia in modo diretto che indiretto.
Per quanto riguarda l’azione diretta
basti considerare che nelle cellule muscolari
isolate sottoposte a stiramenti meccanici
ripetuti si registra un netto aumento del
trasporto intracellulare degli aminoacidi e
delle sintesi proteiche. Per quanto riguarda
l’azione indiretta basti considerare che
durante l’esercizio fisico si registra un incremento
dei livelli di GH, degli ormoni tiroidei
e degli steroidi sessuali [testosterone
soprattutto] tranne che dell’insulina e ad
eccezione del caso in cui l’impegno fisico è
così intenso che per sostenersi è costretto
ad utilizzare a fini energetici anche gli aminoacidi
delle stesse proteine muscolari.
Una chiara ed inequivocabile prova dell’importante
ruolo protettivo muscolare
svolto dall’attività fisica viene fornita dalla
micrografia elettronica che evidenzia come perfino nella senescenza avanzata si registra
accanto agli inevitabili processi degenerativi
un aumento di calibro delle fibre ancora
indenni che fanno parte di quei muscoli che
si mantengono in continua attività.
In particolare i dati sperimentali controllati
hanno evidenziato che: il GH, il testosterone,
gli ormoni tiroidei, la PRL ed il cortisolo
aumentano non tanto in funzione della
durata dell’esercizio quanto piuttosto
dell’intensità dello sforzo impiegato a compierlo;
l’incremento della PRL nel nuovo
equilibrio ormonale provocato dall’esercizio
fisico si concretizza soprattutto a favore
di un aumento degli steroidi ad attività
anabolizzante; nell’allenamento di forza e
potenza il cortisolo, aumentato in un primo
tempo, ritorna a precedenti valori basali
mentre rimangono elevati sia il GH che il testosterone.
Appare pertanto ovvio che un
corretto programma di esercizi fisici per i
soggetti in somatopausa non può prescindere
dalle considerazioni di cui sopra.

Tra le diverse attività fisiche indicate nella
somatopausa un posto di rilievo occupa il
bodybuilding ed un esempio di programma,
da attuarsi con i pesi e la cyclette, è stato
riportato nella Tabella. A tal proposito
non c’è bisogno di sottolineare che nella formulazione di questo o di altri programmi
di attività fisica finalizzati a migliorare e
mantenere un adeguato trofismo muscolare
nei soggetti in somatopausa non si può
prescindere da una corretta valutazione dei
margini di riserva funzionale dei principali
apparati, poiché proprio da questi parametri
dipende la tipologia, il carico da sostenere,
la durata e i tempi di recupero degli
esercizi e la frequenza settimanale delle
sedute di allenamento.
La finalità di questi brevi cenni, lungi dall’essere
esaustivi, è stata quella di stimolare
l’interesse dei soggetti che si trovano in
questa età critica della vita verso un’attività
fisica di comprovata efficacia nel mantenere
la loro salute e rallentare l’inevitabile
processo della senescenza.
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