MTM n°16
MEDICAL TEAM MAGAZINE
Anno 6 - Numero 1 - dic/mar 2007
Medicina non convenzionale
 


dott.ssa Rita Tronconi
dott.ssa Rita Tronconi

Anno 6 - Numero 1
dic/mar 2007

 

Non spetta alla bioetica dare risposte sulla validitÓ delle varie medicine non convenzionali, ma forse proprio dalla bioetica dovrebbe venire l'invito a ripensare convinzioni assunte come dogmi

Il vero scienziato non possiede la scienza ma ne è al servizio. Non ha conoscenza ma la ricerca, integrando i passi acquisiti strada facendo




Bioetica e medicina non convenzionale
Terreno di conflitti e contraddizioni
della dott.ssa Rita Tronconi

arciereSicuramente uno dei temi che la bioetica non può esimersi dal prendere in considerazione è quello delle Medicine non Convenzionali, se non altro perché terreno di conflitti e contraddizioni, come quella fondamentale di una accresciuta attenzione da parte di pazienti e classe medica, pur in assenza, oggi in Italia, di una legge che regolamenti la materia.
Etica come lente attraverso cui leggere il comportamento pratico dell’uomo e gli interrogativi che la realtà gli pone nei confronti di un bene e un male su cui correnti filosofiche si sono profuse in testi.
Pur nella complessità di questi concetti, l’etica rimane, come parte della filosofia stessa, tenacemente ancorata alla realtà concreta, vissuta dagli uomini, che da tempo si interrogano sul significato del loro operare. Non spetta alla bioetica dare risposte sulla validità delle varie medicine non convenzionali, ma forse proprio dalla bioetica dovrebbe venire l’invito a ripensare convinzioni assunte come dogmi.
La filosofia per sua stessa definizione, cioè amore di sapere, dovrebbe porsi al servizio della ricerca, della speculazione, dell’indagine. Non avallare concetti assoluti ma porre le domande. Un conto sono le regole, che il vivere in società impone, ma per le quali ci sono organi preposti, un altro è la valutazione etica negativa di ciò che si dice non sia “verificabile”, riferendosi agli approcci non convenzionali, che non apparterrebbero quindi alla Medicina Scientifica. È infatti così che si autodefinisce la medicina ufficiale, identificando la scienza con il metodo scientifico. Scienza che dal suo significato originario latino di“conoscenza”, “esperienza”, da “scio” [sapere], con l’evoluzione del metodo sperimentale, ha creduto di potersi identificare con il rigore matematico, assumendo l’accezione di esattezza assoluta, verità precisa e universalmente condivisa. La storia della scienza stessa ha dimostrato come questi concetti siano più una meta a cui tendere, al di là della sicurezza di poterla mai raggiungere. E inoltre i canoni matematici sono applicabili, con l’effetto di sostanziarne i contenuti, solo ad alcuni ambiti, pur nel campo delle Scienze. Nelle scienze che si occupano di sistemi complessi come l’uomo risultano meno magnificate le caratteristiche di certezza matematica che risultano invece dal metodo sperimentale applicato ad altri fenomeni. Ma anche nell’ambito stesso della medicina è evidente come ad esempio la conta cellulare e la sua lettura interpretativa nel contesto di un esame di laboratorio offra meno margini alla espressione della capacità “artistica” di analisi, intuizione e sintesi che è determinante invece nella risoluzione di una malattia cronica o comunque complessa.
L’uomo, per sua natura, ricerca punti fermi, formula ipotesi per validarle in teorie e fatica a considerarle sempre aperte a nuovi dati, quindi suscettibili di revisione. Conquistata una base, tende ad ancorarsi a questo successo traendone quasi un senso d’identità. Accade che il medico si identifichi con i protocolli adottati, mentre dovrebbe educarsi al “distacco” pur essendo consapevole dell’utilità di procedure apprese per la pratica quotidiana.
locandinaEsempi eclatanti nella storia della scienza hanno evidenziato che può accadere che una teoria sia valida solo entro certi limiti e in certe condizioni. Come a dire che il vero scienziato non possiede la scienza ma ne è al servizio. Non ha conoscenza ma la ricerca, integrando i passi acquisiti strada facendo, senza d’altra parte destabilizzarsi per un senso avvertito di precarietà. Si agisce secondo la “scienza” del momento, con equilibrio tra l’utilizzo dei dati appresi e l’apertura ad una continua ricerca. Un’etica di reale supporto al medico dovrebbe guidare alla flessibilità, mediazione tra l’espressione massima delle proprie capacità “ora e qui” e la consapevolezza dell’”ignoranza” che supera di gran lunga la conoscenza. Il risultato sarebbe un’etica dedicata di conseguenza al bene del paziente, che non può che trarre giovamento da un approccio aperto alla sua complessità, che non significa solo non “trascurare le esigenze psicologiche” del paziente [come si legge nel documento del Comitato Nazionale di Bioetica sulle “medicine alternative” del marzo 2005] in un dialogo dedicato più attento, ma anche, per esempio, convincerci che forse solo nel leggendario cavaliere senza testa sono immaginabili “patologie per le quali non si possono ipotizzare cause o concause psicosomatiche”.